UNA DISCESA DI CIVILTÀ
Polemiche
Una “crepa nella nostra civiltà”, ha definito Monsignor Bagnasco l’introduzione in Italia della Ru486, da tempo a disposizione nel resto d’Europa.
Le garanzie fornite — abbassamento da 9 a 7 settimane del limite di somministrazione, 3 giorni di ricovero, registro del numero di pillole prescritte — non bastano al trasversale mondo Teocon, contrario all’assurda pretesa “laicista” di un “autogoverno sulla propria vita”. Né al presidente dei senatori Pdl, contrario “a delegare un problema così delicato a tecnici privi di legittimazione democratica” e deciso invece a ricorrere a un “democratico” dibattito parlamentare.
Necessario solo se si vuole cambiare la legge 194. Questa sì sarebbe una vera “discesa di civiltà”. Come lo è la causidica accusa alla Ru486 di “privatizzare una delle esperienze più traumatiche della donna” — quasi l’aborto non fosse un’esperienza dolorosamente privata — o quella ancora più esplicita dell’Osservatore Romano che la Ru486 “trasferisca alla donna una decisione che spesso i medici non desiderano prendere” — quasi la decisione non appartenesse alla donna, e solo a lei.
Silvia Ronchey

