Elvira Sellerio - Volumi come dolci proibiti
di Silvia Ronchey

La Stampa,
4 agosto 2010




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Elvira Sellerio - Volumi come dolci proibiti




“Nella vita bisogna essere autentici perché chi non è autentico non si diverte”, amava dire Elvira Sellerio. Si divertiva a fare cultura a tutti i livelli, collegando l’alto e il basso, la narrativa più popolare e l’erudizione più sofisticata. Aveva una capacità rabdomantica di individuare in entrambe quello che c’era di autentico e di tenersi alla larga dal pretenzioso e dal fasullo. In lei si realizzava una gioiosa coincidenza degli opposti che ne faceva contemporaneamente una colta conversatrice settecentesca, autentico spirito laico e volterriano, e, nella sua altra più segreta faccia, una divinità femminile mediterranea piena di bellezza e bontà, onnisciente, intuitiva, protettiva soprattutto delle cause perse. Si proclamava, con autentico understatement, una lettrice comune. Ma in realtà sapeva ben distinguere la dialettalità di Camilleri dalla profondità di Canfora. Le piacevano le sfide e non le importava di vincerle o perderle. Era lei stessa a proporre agli studiosi libri elitari che non avevano neanche osato pensare di scrivere. E se loro obiettavano che non li avrebbe mai venduti, lei sorrideva — “A che serve fabbricare best seller se non a concedersi questi lussi?” — con la golosità maliziosa di chi sta concedendo a se stessa, e ai suoi ospiti, un dolce proibito.






Silvia Ronchey






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